RENA (Rete per l’Eccellenza Nazionale) è una associazione di giovani che promuove progetti di innovazione sociale, accomunati da valori di Apertura, Responsabilità, Trasparenza ed Equilibrio (ARTE).

Ogni anno questi ragazzi con impegno e fatica encomiabili organizzano, nella splendida cornice di Matera, una summer school sui temi del buon governo e della cittadinanza responsabile e quest anno c’eravamo anche noi a parlare di Open Ricostruzione.

Ma questo post non parla di noi. Parla invece di parole importanti, pronunciate nell’intervento di chiusura della Summer School da Luca de Biase, presidente della Fondazione Ahref e uno dei principali studiosi italiani di nuovi media digitali.

Le ho trascritte mentre le pronunciava e sono talmente affini al lavoro di Open Ricostruzione che mi è sembrato giusto condividerle qui, come buon auspicio per il lavoro che ci attende:

<<I dati sono così importanti perché, mentre è facile dividersi sulle opinioni, essi ci consentono di soffermarci su ciò che ci unisce.

D’altra parte il principale equivoco in cui ci siamo trovati ultimamente è che non possiamo sapere come stanno le cose in modo da decidere assieme se non discutiamo prima dei modi con cui interpretiamo la nostra condizione. Questo processo si chiama “framing”: costruire un quadro informativo che dia senso ai dati.

Il problema con i frames però è che essi danno importanza solo ai dati che rimangono all’interno del loro perimetro, lasciando in secondo piano tutto ciò che sta fuori .

Prendiamo ad esempio il frame della “casta”. Lo so che è facile prendersela con il politico ma se pensiamo che l’unico male sia la casta dei politici, allora tutti gli altri tipi di critica diventano meno importanti e se diventare politico vuol dire essere nemico del popolo, alla fine le persone migliori non lo faranno più.

Abbiamo quindi bisogno di fare disinquinamento mentale dai frames che ci siamo costruiti e nel farlo vi suggerisco di ridare dignità ai ragionamenti di lungo termine.

Per fare un esempio prendiamo il racconto dell’epopea dell’ecologismo. Negli anni 60 gli ecologisti erano dei fricchettoni pazzeschi e, mentre tutti se la godevano, loro facevano previsioni pessimistiche e sembravano dei pazzi. Ci sono voluti 60 anni perché quel tipo di pensiero diventasse di tutti ma a forza di shock siamo diventati consapevoli dei limiti del nostro pianeta.

Con ciò non voglio proporvi una strategia a 50 anni ma dire soltanto che noi siamo costantemente di fronte all’alternativa fra cose interessanti e cose importanti e che queste ultime in genere non solo hanno a che fare con ciò che ha una durata lunga ma richiedono anche di modificare i modi con cui produciamo a scambiamo l’informazione.

Io sono fanaticamente critico di come la TV è stata interpretata negli ultimi 30 anni e sono felice del fatto che i social network la stiano soppiantando come mezzo di informazione. Però se ci vogliamo dedicare a cose davvero importanti e di lungo periodo non possiamo seguire la direzione tracciata dai social network perché essi si basano su in’interfaccia attrattiva di breve periodo, che costantemente ti dice “guarda qui, questo e’ interessante”.

Nell’ambito del disinquinamento mentale che ci serve, non occorre quindi più lavorare sulla fruizione dei media ma dedicare energie ad una loro ri-progettazione.

Occorre in altri termini creare dei media civici, ossia media con cui ci si mette d’accordo per cambiare le cose.

Se c’è infatti una cosa bella dei media è che oggi possiamo lavorare su di essi in un modo diverso da prima, incrociando esperienze del territorio con la progettazione di interfacce che inducono a stare attenti non solo alle cose interessanti ma anche alla qualità delle relazioni fra le persone.

Oggi possiamo in altri termini fare un lavoro davvero “architettonico” e lavorare in modo molto più costruttivo di quanto abbiamo fatto finora con la sola critica dei media.

Per il 2014 questo mi pare un buon proposito. Un proposito che ci permette di ricostruire relazioni civiche fra le persone in modo da arrivare a decidere in maniera diversa.

Se ci riusciremo saremo davvero in grado di stabilire una nuova fase di sviluppo dei media digitali, orientata non a fare metafora a breve termine, ma a fare vera decisione collettiva. E se ci riusciremo, i nuovi media civici diventeranno nuovi pungoli per la politica.

E probabilmente non saranno accolti con fastidio dai politici, poiché questi, usciti dall’era della casta, si accorgeranno forse che questo nuovo tipo di media non serve per fare nuove campagne elettorali ma per costruire nuove relazioni con i cittadini.

E a quel punto saremo noi cittadini ad indicare loro questa nuova strada.

Non c’è da aspettare nessun altro >>.