Stefano ha molti ricordi legati al giorno del terremoto, <<fotografie>> come le definisce lui stesso, ancora presenti e scolpite nella sua memoria. Stefano è un vigile del fuoco volontario di Cavezzo in provincia di Modena. Dopo la prima scossa, quella della notte del 20 maggio 2012, esce di casa per controllare la situazione.

Appare chiaro da subito che i danni sono ingenti, ma non i crolli. Quelli arriveranno con la seconda scossa.

<<Per fortuna sono stati dichiarati inagibili moltissimi edifici, dico per fortuna perché altrimenti i morti del 29 sarebbero stati tantissimi>>.

Il campanile della chiesa di Cavezzo (Modena) danneggiato dal terremoto, 29 maggio 2012. Fonte: http://bit.ly/18bLiZa

Il campanile della chiesa di Cavezzo (Modena) danneggiato dal terremoto, 29 maggio 2012. Fonte: http://bit.ly/18bLiZa

Nella settimana fra il 20 e il 29 maggio, assieme ai suoi colleghi Stefano sale sul campanile della chiesa già molto danneggiata e, come simbolo della rinascita possibile, issa una bandiera dell’Italia.

Tutto sembra finito quando il 29 maggio alle 9 del mattino un’altra scossa ancora più forte della precedente rade al suolo intere comunità. A Cavezzo lui e altri 5 i vigili sono da soli a dover gestire l’emergenza di un paese cancellato.

Nell’immediatezza della tragedia non c’è possibilità di comunicare in alcun modo. L’aria completamente rarefatta dalla polvere, le persone in preda al panico. Subito si diffonde la voce che qualcuno è rimasto sotto ai capannoni di un mobilificio.

Stefano li conosce quei capannoni. Lì ci lavora Daniela, un’amica di famiglia.

 

Ascoltandolo sembra di essere lì, si sentono gli allarmi delle macchine del mobilificio risuonare.  <<Tutto quello che di buono si poteva fare lo si poteva fare in quelle prime due ore e quindi sono corso con gli altri per cercare di aiutare qualcuno>>.

Il marito di Daniela è lì fuori, ricoperto di polvere ma lei non c’è, è rimasta dentro.

Stefano e un suo collega vincono la paura ed entrano. Poco dopo un elicottero sorvola la zona . Daniela non ce l’ha fatta.

Arrivano nel frattempo le notizie di altre persone sotto le macerie. C’è una donna sotto un condominio di quattro piani e si spera di trovarla viva.

Si scava per ore utilizzando l’unità cinofila, le telecamere e un escavatore, togliendo le macerie poco alla volta fino a che in mezzo al frastuono sembra di sentire una voce: è quella di Liviana Latini che poco dopo verrà estratta viva dalle macerie.

 

<<Quello è stato un momento di esaltazione che non riesco a descrivere, ci siamo abbracciati con suo figlio, lui aveva perso le speranze di trovarla viva ma io ci credevo ancora, credevo fosse possibile>>.

Liviana Latini morirà otto giorni dopo in ospedale ma quello del suo salvataggio rimarrà un momento scolpito nella memoria di Stefano.

<<In quel momento capisci che quel lavoro ha un senso. Che vale la pena rischiare tutto>>.