Qual è il ruolo degli Open Data nel monitoraggio civico della ricostruzione? Da questa domanda è partita l’idea del seminario organizzato da Open Ricostruzione in occasione dell’ultima edizione 2013 di Smart City Exibition. Abbiamo voluto mettere assieme voci diverse poiché crediamo che ciò che stiamo facendo può avere valore solo se prima dei dettagli tecnici ci occupiamo di trovare linguaggi e ragioni comuni fra mondi apparentemente distanti.
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Il sasso nello stagno con cui abbiamo aperto la tavola rotonda è stato questo: il decisore pubblico, anche se animato dalle migliori intenzioni, non dispone di un numero sufficiente di “occhi” per monitorare tutto ciò che avviene sul territorio. Il monitoraggio civico basato sugli Open Data può quindi aggiungersi (non sostituirsi) al lavoro delle istituzioni ma per raggiungere questo scopo sono necessarie varie condizioni.
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Per cominciare abbiamo dapprima provato a spiegare cosa si può fare con gli Open Data. Andrea Nelson Mauro di Dataninja.it, che coordina i nostri laboratori di Data Journalism, ha messo a confronto il piano della ricostruzione delle opere pubbliche e dei beni culturali dell’Emilia Romagna al progetto illustreet.

 

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Il primo (Delibera di Giunta 801/2013) consiste in una preziosissima raccolta di informazioni dettagliate su tutti i circa 2.000 edifici che saranno oggetto di finanziamento fino al 2014, con specificazione del soggetto attuatore, ente proprietario, indirizzo, tipologia, importo lavori e somme stanziate. Il tutto però in un formato “chiuso” (.pdf) che non ne consente l’elaborazione mediante software e quindi il confronto e l’integrazione con altri dati.

IL  Il secondo è invece un database interattivo della vivibilità urbana che con un click permette di scoprire qual’è il luogo migliore in cui vivere in Inghilterra confrontando parametri quali età media della popolazione, tasso di occupazione, servizi, performance scolastiche, costi degli immobili e paesaggio. Illustreet è stato realizzato mettendo assieme dati provenienti da più di 8 diverse agenzie governative.

Se tali dati avessero avuto lo stesso formato (.pdf) del piano della ricostruzione tale integrazione sarebbe stata impossibile. Per poter essere integrati infatti i dati devono essere interoperabili, vale a dire rilasciati con formati aperti (Open) che ne consentano l’elaborazione mediante software e l’integrazione con altri dati.

Aprire i dati è quindi una condizione necessaria ma non sufficiente. Il cambiamento ha infatti (e per fortuna) ancora bisogno delle persone. Accanto alla tecnologia è fondamentale il ruolo delle communities ed in particolare quello dei media civici.
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Per questo al seminario era quindi presente anche Valentina Barbieri di Cortocircuito, una web-tv indipendente fatta da giovani studenti, che realizza video-inchieste di denuncia sulle infiltrazioni della criminalità organizzata a Reggio Emilia. L’ultimo lavoro di Cortocircuito riguarda 40 roghi dolosi appiccati ai cantieri del reggiano e si chiama provocatoriamente “Non è successo niente“.

I ragazzi di Cortocircuito non usano ancora iniziato gli strumenti Open Data per realizzare le loro inchieste ma in preparazione dell’incontro ci siamo confrontati a lungo ed abbiamo in mente concreti propositi di contaminazione di cui magari a breve torneremo a parlarvi.

Questa idea ancora embrionale di collaborazione fra istituzioni e cittadini è quindi feconda ma avrà vero futuro solo se le imprese coinvolte nella ricostruzione ne comprenderanno non solo il valore etico ma soprattutto il ritorno economico in termini di fiducia e leale concorrenza. Per tale ragione siamo stati onorati di avere al tavolo anche l’Ing. Antonio Mazza, Presidente dell’Istituto Edile di Bologna, una realtà di cui abbiamo già parlato poiché produce “Edilizia Sicura“, la prima web-tv italiana sui temi della sicurezza sul lavoro.
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Il Dott. Mazza ha spiegato che il settore edile bolognese conosce da tempo il valore dello scambio dei dati, citando come esempio il progetto Blen, realizzato dalle associazioni di settore per facilitare l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro. Mazza ha anche prontamente colto l’innovazione contenuta nella nostra proposta: estendere l’accesso ai dati anche al di fuori del perimetro dei soggetti istituzionalmente preposti ed ha riconosciuto che le iniziative di monitoraggio civico, se condotte in modo responsabile, possono aiutare la ricostruzione e il settore edile a recuperare un clima di fiducia da parte della committenza pubblica e privata.